LO SCONFINAMENTO DA PARTE DEI SERVIZI SOCIALI E IL DANNO CONSEGUENTE PER I MINORI

Spesso, nella mia pratica di avvocato familiarista, mi è capitato di assistere, in un procedimento di separazione o divorzio, o in un procedimento di disgregazione del nucleo familiare in genere, al conferimento, da parte del Giudice, dell’incarico ai Servizi Sociali di monitorare la situazione familiare.

Mi è però capitato, altrettanto frequentemente, di constatare come i Servizi Sociali non adempiano al compito assegnato loro dal Giudice, operando un vero e proprio sconfinamento rispetto al loro ruolo.

E’ infatti prassi, a mio avviso del tutto dannosa, quella secondo cui i Servizi Sociali, nelle loro relazioni, non si limitino a monitorare lo stato attuale della situazione familiare, ma, piuttosto, si ergano a veri e propri consulenti, offrendo al Giudice la soluzione migliore da adottare per il singolo caso.

Ciò determina una vera e propria violazione del ruolo stesso per cui i Servizi Sociali sono stati istituiti; questi ultimi, infatti, non devono affatto offrire soluzioni, ma limitarsi ad illustrare al Giudice lo stato attuale della situazione familiare.

Purtroppo, però, in molti casi i Giudici si limitano a recepire passivamente gli elaborati redatti dai Servizi Sociali, facendo proprie anche le soluzioni dagli stessi redatte.

Ciò determina un grave danno per tutti i minori coinvolti, i quali si trovano vittime inconsapevoli di soluzioni, elaborate senza alcuna competenza specifica, da chi dovrebbe solo limitarsi a monitorare la situazione familiare.

Auspico, pertanto, che in futuro tutti gli avvocati familiaristi, di cui mi onoro di essere il Presidente Nazionale , facciano sempre presente ai Giudici ed agli stessi operatori del Servizio Sociale i loro compiti ed i limiti entro i quali tali compiti devono essere svolti.

  1. CARLO IOPPOLI

Avv. del Foro di Roma, Cassazionista, Presidente Avvocati Familiaristi Italiani