Associazione Nazionale Familiaristi Italiani

Comunicati

COMUNICATO SUL DECRETO FILIAZIONE

Entrerà in vigore il prossimo 7 febbraio 2014 e apporterà una serie di  passaggi modificativi della disciplina sull’affidamento condiviso del  tutto inattesi e, anzi, non dovuti sulla base della legge delega di  riforma della filiazione (n. 219 del 2012). il D. Lgs. n. 154 del 28.12.2013 (“modifica  della normativa vigente al fine di eliminare ogni residua  discriminazione rimasta nel nostro ordinamento fra i figli nati nel e  fuori dal matrimonio, così garantendo la completa eguaglianza giuridica  degli stessi”)

Doveva essere, secondo quanto stabiliva l’art. 2 della stessa Legge, un intervento di rifinitura e di coordinamento delle varie norme, sparse nel codice civile e in altre leggi, che  andavano adeguate alla revisione della normativa in materia di  filiazione.
Con sorpresa dell’intero Parlamento, degli operatori del settore, delle associazioni familiari di categoria e dei cittadini, la Commissione incaricata (presieduta dal giurista Cesare Massimo Bianca), ha  prodotto una vera e propria “controriforma” dell’affidamento condiviso,  modificando una legge dello Stato senza seguire l’imprescindibile iter  parlamentare.

Tali profonde modificazioni della normativa, pertanto, sono  state apportate attraverso un chiarissimo eccesso di delega che ha  sottratto la delicata materia al confronto democratico e che i firmatari  di questo documento intendono denunciare apertamente alle Istituzioni e  alla Società Civile. Per tale via, infatti, sono stati “sanati” sette anni di prassi  applicative illegittime emerse immediatamente dopo l’entrata in vigore  della legge n. 54/2006, prassi del tutto contrastanti con la filosofia di fondo della riforma.
In particolare: 1) è stata sdoganata la figura del genitore cd. collocatario o prevalente, figura non prevista dalla disciplina sull’affidamento condiviso,  ma introdotta in modo surretizio e illegittimo dai giudici di merito  già all’indomani del 16 marzo 2006. Il Decreto, infatti, aggiunge la  previsione della scelta della residenza abituale del minore, fornendo  una sanatoria giuridica e giudiziaria ad una prassi che, fino ad oggi,  ha rappresentato giusto motivo di lagnanza da parte dei cittadini che ne  erano colpiti; eppure molti studi evidenziano che la miglior  sistemazione tra tutte le tipologie di famiglie separate è quella senza  residenza abituale.Tra essi ricordiamo il rapporto governativo svedese  del 2009. A cosa si fa risalire dunque l’interesse del minore?
2) sempre sulla residenza, il Decreto Lgs. prevede che il  genitore “collocatario” potrà decidere unilateralmente di trasferirsi  altrove, indisturbato, portando con sé la prole, senza necessità del  consenso dell’altro genitore, limitandosi a comunicarlo a cose fatte;
3) nel 2006 era stato sancito il carattere perequativo dell’assegno, ma oggi ricompare l’assegno ordinario periodico,  con la vanificazione dell’intento stesso del Legislatore che era stato  quello di evitare le disparità di trattamento a discapito di uno dei  genitori;
4) relativamente all’ascolto del minore, secondo il  decreto esso diventa non obbligatorio: il giudice, infatti, potrà  considerarlo “superfluo”. In direzione totalmente opposta, la legge n.  219 del 2012 aveva elevato l’ascolto del minore a vero e proprio diritto  di questi, delegando il Governo soltanto a regolare le modalità  dell’ascolto;
5) la nuova norma prevede l’attribuzione al giudice del potere di  disporre l’affidamento familiare del minore, in caso di temporanea  impossibilità di affidare il minore ad uno dei genitori. Peraltro, nella  norma novellata non viene nemmeno presa in considerazione la possibilità che dei minori si occupino altri componenti della famiglia;
6) Infine, la perdita dell’esercizio della responsabilità genitoriale a carico del genitore non affidatario (nelle situazioni in cui venga disposto l’affidamento esclusivo)  consente di escludere dall’esercizio della responsabilità genitoriale  uno dei genitori in un numero tutt’altro che residuale di situazioni,  essendo sufficiente che ricorra conflittualità – come accade ancora in  numerosi tribunali – per non concedere il condiviso. L’emanazione di questo decreto, alla luce di quanto esposto, rappresenta  niente altro che l’occasione per violare la legge delega n. 219 del  2102, espugnando il Parlamento della sua precipua funzione legislativa, e così modificare in peius nella forma e nella sostanza la l. n. 54/2006 sull’affidamento condiviso. 
Nella “cornice” dettata dalla delega non v’è spazio alcuno per  l’abrogazione dei principi che sorreggono e formano la l. 54/2006. Palese pertanto la illegittimità di tale normativa per eccesso di  delega, che non potrà non risultare da un pronunciamento della Corte  Costituzionale.
Nelle more, le associazioni firmatarie denunciano una operazione di  basso profilo istituzionale e giuridico, della quale ai reali estensori  (ad oggi celati dietro lo schermo della commissione Bianca) verrà  chiesto conto nell’immediato futuro.

 


 

 

ROMA 25 Aprile 2009 – Pubblichiamo una nota del Direttivo ANFI (Familiaristi Italiani –  avvocati e consulenti familiari), che scrive sulla indebita confusione,  tra i termini “Familiaristi” e “matrimonialisti”, generata da un uso non  ortodosso del primo da parte di associazioni totalmente diverse da  ANFI, sia per intenti che per politica associativa.

 

COMUNICATO UFFICIALE

Del 25 Aprile 2009

 

Il Direttivo Nazionale dell’A.N.F.I. – Associazione Nazionale  Familiaristi Italiani -, con sede a Roma in Via Trionfale, rende noto  che da qualche tempo il termine familiaristi, adottato dalla  nostra Associazione sin dalla sua nascita viene in seguito usato  impropriamente da altri soggetti che nulla hanno in comune con ANFI,  ingenerando così confusione.

L’A.N.F.I è l’unica Associazione Nazionale Italiana di familiaristi; peraltro, la sua peculiarità è la interdisciplinarietà e la partecipazione ad essa di tutte le  figure professionali (avvocati, psicologi, mediatori familiari,  assistenti sociali, pedagogisti) che, a vario titolo, si occupano della  famiglia e dei minori.

Dobbiamo purtroppo rilevare che, poco dopo il varo del nostro sito  web in data 29.12.2008, l’A.M.I. – Associazione degli Avvocati Matrimonialisti  Italiani – ha registrato a suo nome i domini  www familiaristi it e www familiaristiitaliani com. Nel sito di tale Associazione, con grande velocità, è comparsa la singolare espressione “familiaristi italiani (o matrimonialisti)”.

Tralasciando ogni considerazione circa l’opportunità e la volontarietà, o meno, di simili scelte, che oggettivamente ingenerano confusione, il risultato di tale azione è quello che le due associazioni, ANFI e AMI, diventano indistinguibili l’una dall’altra.

Proprio per evitare questa commistione, è quanto mai opportuno  precisare, in questa sede, che l’A.N.F.I. è un’associazione  interdisciplinare che ha come suoi obiettivi lo sviluppo di una cultura  della Bigenitorialità e il sostegno alla mediazione familiare,  avvalendosi del contributo di diverse discipline.

La nostra non è un’Associazione di soli avvocati, o psicologi, o di altra singola categoria.

 

Pertanto, con il presente comunicato, si ribadisce a tutti i  soci e agli utenti che dovessero ricercare la nostra struttura tramite  il web, che A.N.F.I. è l’unica Associazione Nazionale dei  Familiaristi Italiani, distinguendosi in ciò nettamente da AMI alla  quale ANFI non è legata da alcuna caratteristica, iniziativa,  collaborazione e condivisione di contenuti e metodologie associative.

Il Direttivo Nazionale A.N.F.I.

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