L’AMPUTAZIONE DELLA FIGURA GENITORIALE PATERNA A SEGUITO DELLA FRATTURA DELLA FAMIGLIA

Sono sempre più frequenti i casi di tragedie familiari che hanno come protagonisti, in negativo, i padri.

La cronaca quotidiana, purtroppo, ci fornisce in continuazione tristi esempi di padri che, schiacciati dal peso economico e affettivo di una separazione o di un divorzio, sono costretti a vivere in condizioni di degrado o, addirittura, arrivano a compiere gesti estremi  di autolesionismo o a danno della ex compagna e del nucleo familiare.

Mi sono sempre chiesto perchè tali episodi siano in continuo aumento; la mia esperienza professionale mi ha fornito, sia pure parzialmente, una risposta.

Ho infatti constatato che la figura paterna, nel corso di una separazione o di un divorzio, viene aprioristicamente messa in discussione, sul banco degli imputati: quasi che ogni affermazione proveniente dalla ex moglie o compagna fosse verosimile e dovesse trovare il padre subito pronto e capace a discolparsi.

Ciò non avviene a parti inverse, poichè i Giudici della famiglia tendono, generalmente, a fornire una sorta di salvacondotto alle donne.

Così è avvenuto, ad esempio, nel caso in cui una donna accusava il compagno di essere dipendente dall’alcool: per mia esperienza professionale, ho constatato che il padre ha dovuto subito sottoporsi ad accertamenti presso il Sert, mentre in caso di accusa analoga nei confronti di una donna non si è proceduto nello stesso modo, giudicando irrilevanti le accuse provenienti dalla figura paterna.

Naturalmente, questo è solo uno dei casi che mi permetto di citare, ma si potrebbe dire lo stesso per le violenze intrafamiliari e per altri fenomeni che si verificano di sovente in caso di separazione o divorzio; a mio modesto parere, è necessario un maggior coraggio, da parte della Magistratura che si occupa di famiglia e minori, nel prendere decisioni che garantiscano un’equità di trattamento, e ciò soprattutto nell’interesse dei minori coinvolti.

Anche i padri devono sentirsi giustamente creduti e tutelati dalla magistratura, e, purtroppo, ad oggi, così non è, derivandone quindi un sentimento di generale sfiducia.

Su tale diffuso sentimento di sfiducia nei confronti della Magistratura, da parte dei padri separati, penso che gli stessi magistrati che si occupano di diritto di famiglia debbano interrogarsi, per porre anche un argine alle tragedie che si verificano a seguito talora di decisioni discutibili e che non hanno tenuto nella giusta considerazione le legittime aspettative della figura paterna.

L’auspicio qui manifestato non è motivato, ovviamente, dal parteggiare peri padri o per le madri; nè si vuol dire che le violenze possano essere giustificate da inadeguatezze o errori giudiziari.

Semplicemente, si vuole evidenziare su quali settori critici del sistema di tutela sociale e/o giudiziaria sia legittimo e doveroso intervenire, proprio per evitare che da storture nascano fatti aberranti.

Avv. Carlo Ioppoli

Presidente Avvocati Familiaristi Italiani


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